Il Blog di una Ginecologa con la passione per la Scienza dell’Alimentazione e per la Medicina dello Stile di Vita

Alimentazione e predisposizione alle malattie

Non è mai troppo tardi per… cambiare i nostri geni

Siamo stati da sempre abituati a pensare che tutto quello che è “scritto” nei nostri cromosomi, cioè nel nostro DNA, sia immutabile, scritto nella pietra, che condizioni inesorabilmente il nostro Destino. Invece, la nascita di nuove branche della Scienza sta dimostrando che questo non è sempre vero. In particolare sappiamo ormai che per quanto riguarda la longevità, lo stile di vita conta molto più dei geni. Quella straordinaria, a volte misteriosa, combinazione di alimentazione, esercizio fisico e serenità interiore è capace di interagire con i nostri geni e di modificarne l’espressione. Una di queste branche è la nutrigenomica, che studia appunto l’influenza del cibo sul nostro DNA.

Ma in particolare io sono particolarmente affascinata dal campo di studi della DOHaD (Development Origin of Health and Disease) International Society, che studia come si compie il nostro destino di salute o malattia lì, dove tutto ha inizio: il grembo materno. E’ stato infatti dimostrato che l’alimentazione ha un’ influenza profonda sull’ambiente intrauterino durante la gravidanza, non solo per la sua capacità di portare nutrienti al feto permettendone una crescita adeguata, ma perché in grado di condizionarne l’espressività dei geni, attraverso modificazioni chiamate “epigenetiche”. In pratica, un gene che condiziona la predisposizione del feto ad ammalarsi di una data malattia, può essere “spento” o “acceso” dallo stile alimentare della mamma durante la gravidanza. Un cibo “buono”, contenente sostanze benefiche, conferirà quindi al DNA fetale capacità di protezione della salute, un cibo “cattivo”, contenente sostanza dannose, porterà predisposizione ad ammalare. Per tutta la vita di quel bambino, anche cioè quando sarà adulto. E’ quello che viene chiamato “fetal programming”, una sorta di programmazione in utero delle nostre vite, quando ancora siamo allo stato embrio-fetale.

Questo succede sicuramente per le malattie che vengono chiamate “non trasmissibili”  (NCD: Non Comunicable Diseases) perché non ereditarie, come l’obesita, il diabete, l’ipertensione e la sindrome metabolica, e che quindi in realtà proprio “non trasmissibili” non sono. E la cosa più sorprendente è che le modificazioni epigenetiche, benché reversibili, sono trasmissibili fino alla seconda, terza generazione successiva. Questo vuol dire che l’alimentazione durante la gravidanza è in grado di influenzare non solo il futuro di salute o malattia del bambino di quella donna in quella gravidanza, ma anche quella dei suoi nipoti e pronipoti, cioè di tutta la sua progenie.

Pazzesco, vero?

Riusciamo a capire che cosa potremo fare in termini di salute dell’Umanità, di prevenzione dell’epidemia di malattie cronico-degenerative dei nostri giorni, curando l’alimentazione in gravidanza?

Le modificazioni epigenetiche non avvengono solo durante la gravidanza ma continuamente nella nostra vita, in senso buono e in senso cattivo, verso la salute o verso la malattia. E questa è una buona notizia, perché ci fa capire che possiamo essere artefici del nostro Destino.

Ma, nonostante la Scienza si arricchisca ogni giorno di più di nuovi contenuti sul potere enorme dell’alimentazione, essa è ancora, come sempre, trascurata come componente essenziale della Salute Pubblica dai Sistemi Sanitari Nazionali di tutti i paesi. Eppure è stato dimostrato come l’alimentazione, in particolare quella delle donne, che generano la vita e che per questo hanno enormi potenzialità nel determinare la salute dell’umanità durante la gravidanza, abbia un importanza fondamentale nell’influenzare anche lo stato psico-sociale e perfino economico delle comunità intere. Basti pensare infatti all’impatto che un’alimentazione di qualità ha sullo sviluppo cognitivo e sulle performance scolastiche di bambine e adolescenti, sulla salute riproduttiva della donna in età fertile, sulla sua capacità lavorativa e sul lavoro di cura della famiglia, sulla salute materno-neonatale durante la gravidanza, per capirne l’influenza profonda su tutta la società.

A questo proposito nel 2015 la FIGO (International Federation of Ginecology and Obstetrics) ha chiamato all’azione tutti i ginecologi pubblicando un documento di raccomandazioni a cui ha dato il titolo significativo di Think Nutrition First”Overossia, quando pensi alla salute delle donne, pensa alla nutrizione come prima cosa. Questo documento, oltre a fornire delle linee guida sul come deve essere la nutrizione delle donne, richiama l’attenzione sull’enorme ruolo potenziale dei ginecologi nel salvaguardarne la salute proprio attraverso l’alimentazione.  Perché siamo diventati bravi nella diagnosi precoce delle malattie (prevenzione secondaria) e a curarle, prevenendone le complicanze (prevenzione terziaria), ma non siamo altrettanto bravi in quella che è la vera prevenzione, la prevenzione primaria, e cioè ad intervenire prima che le malattie si manifestino. E la nutrizione ha nella prevenzione primaria un ruolo chiave. Ma i sistemi sanitari puntano tutte le campagne di sensibilizzazione sulla diagnosi precoce (pensiamo ai tumori della mammella, del colon retto, o del diabete) e nulla sulla prevenzione primaria, ad esempio con campagne di informazione su cosa si intenda veramente per  buona alimentazione, su cosa ci fa bene e cosa no. La FIGO ha dimostrato invece questa volta una visione illuminata, auspicando un intervento politico nella creazione di centri e ambulatori dedicati alla nutrizione della donna in tutte le fasi della vita.

Perché se è vero che noi siamo non solo quello che mangiamo ma anche  quello che hanno mangiato i nostri antenati, non è mai troppo tardi per cambiare i nostri geni.

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