Il Blog di una Ginecologa con la passione per la Scienza dell’Alimentazione e per la Medicina dello Stile di Vita

la depressione post-svezzamento

Una tristezza poco nota

Qualche giorno fa parlavo con una nostra giovane ostetrica, che qui chiamerò Anna, mamma da poco più di un anno. Anna aveva partorito durante una mia notte di guardia, l’avevo seguita poi anche per un problemino durante l’allattamento, insomma anche durante l’assenza dal lavoro per la maternità l’avevo vista di frequente, avevamo spesso chiacchierato del più e del meno, l’avevo sempre trovata serena. Anche quando era tornata al lavoro aveva scelto di stare nel reparto del puerperio, felice di poter dare il suo supporto di neo-mamma alla donne ricoverate.  Le chiedevo notizie della bambina, se l’allattasse ancora e di come procedesse lo svezzamento e d’improvviso, non mi ricordo neanche bene come sia venuto nel discorso, mi ha sussurrato: “Sono stata malissimo”. Le sue parole mi hanno colpito di sorpresa perché mai avevo intuito nulla, e non capivo neanche bene di cosa parlasse, ma nei sui occhi si leggeva il brivido che ancora le scuoteva il cuore al solo ricordo. Ho capito che parlava di un male interiore, buio e profondo.

Piano piano ha iniziato a raccontare di come la sua bambina, che aveva già 13 mesi e che mangiava ormai un po’ di tutto, continuasse a cercare il seno, piangendo disperatamente, anche di notte, una volta ad ogni ora, lasciandola stremata. Lei aveva ripreso a lavorare, ad alzarsi presto la mattina e la notte non dormiva praticamente nulla. Il marito lavora in un’ altra città e torna a casa solo periodicamente, e lei era sola. Piano piano le sue condizioni generali si sono progressivamente deteriorate, fino a portarla ad un esaurimento psico-fisico completo. Ha avuto paura per se stessa e per la bambina. Fino a che un giorno la madre l’ha salvata, e nonostante le sue resistenze, le ha portato via per una settimana la bambina durante la notte, per consentirle di dormire.

Ed è stato in questa settimana che Anna ha deciso che avrebbe interrotto completamente l’allattamento. E’ stato un passaggio obbligatorio. Aveva tentato di procrastinarlo ancora un po’, ma quegli ultimi giorni le avevano fatto capire che se voleva conservare il suo equilibrio fisico e soprattutto mentale doveva farlo. Sembra un controsenso, ma doveva farlo per sua figlia. La mamma le era stata vicino, e il fatto che la notte non avesse con se la bambina aveva agevolato il processo in maniera non troppo traumatica neanche per la piccola. Anna aveva recuperato un po’ di forze e di serenità.

Ed è stato a questo punto che è iniziato l’inatteso. Proprio quando pensava che il peggio fosse passato, che la via fosse in discesa. Una depressione profonda. Pensieri cupi. Pianti improvvisi e scuotenti. Sensazione di non poter trovare nessuna soluzione ai problemi più banali. Nessuna affettività, nessun interesse. Voglia di stare a letto, da sola, al buio, tutto il giorno. Veniva a lavorare con un incredibile sforzo di volontà, indossando una maschera che solo a volte si incrinava con le colleghe più affezionate, lasciando trasparire cosa nascondeva e lasciandole attonite e preoccupate. Il tutto è durato circa due settimane e poi piano piano il male se ne è andato, da solo, così come era venuto.

Quando me lo raccontava pensavo “Che strano…sembra una depressione post-partum ma a insorgenza tardiva”. Sinceramente in trent’anni di vita professionale non mi era mai capitato. Conosciamo bene la depressione del post-partum, e nell’ospedale dove lavoro non dimettiamo la donna se prima non ha compilato un questionario che attesta il suo benessere psichico. Nei casi dubbi chiamiamo gli specialisti in consulenza, avvisiamo i pediatri e se necessario i servizi sociali. Insomma non lasciamo mai la donna sola. Ma la depressione del post-partum si manifesta in genere nei primi giorni o settimane di puerperio, più raramente fino all’anno di vita del bambino. Non avevo mai sentito parlare di una depressione che iniziasse dopo l’anno e soprattutto dopo lo svezzamento. Forse perché in quella fase della vita delle donne le perdiamo un po’ di vista, essendo loro totalmente concentrate sul bambino.

Anna si era salvata, era stata forte e si riteneva fortunata, ma capiva ora tremando il pericolo che lei e la sua bambina avevano corso. Una donna più fragile, o senza l’aiuto che lei aveva avuto, non ce l’avrebbe fatta. Non sarebbe riemersa dal buio, e forse avrebbe trascinato la bambina con se.

Anna ha avuto un’intuizione, mi ha detto: “Nessuno ne parla, e non credo se ne sappia molto, ma secondo me ha una causa ormonale, perché io, per me stessa, non me lo spiego altrimenti”. Ho subito pensato “Certo…la prolattina e l’ossitocina, gli ormoni dell’allattamento, hanno degli effetti ben noti sul benessere psichico… la caduta brusca dei loro livelli con lo svezzamento, dopo che per 13 mesi avevano intriso il cervello di Anna, potrebbe aver provocato degli effetti sull’umore! Come nel post partum, ma con ormoni diversi…”

Ho promesso ad Anna che se nessuno ne parlava, ne avrei parlato io. Insieme, avremo sicuramente aiutato qualche altra donna che non sapeva cosa le stesse capitando.

Ho iniziato da subito a fare qualche ricerca sul Web, e ho immediatamente capito che era vero, quasi nessuno ne parlava. Nel nostro motore di ricerca di riferimento per gli studi scientifici (PubMed), non ho trovato nulla in proposito, e solo qualche accenno in due blog italiani. Ho trovato invece qualche articolo ben fatto in alcuni siti americani, in particolare in quello di alcune IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant) che divulgano informazioni evidence-based  sull’allattamento.

E ho capito che si, la depressione post-svezzamento esiste davvero, ed è una realtà clinica ben conosciuta da queste figure professionali, sebbene anche loro riconoscano che ci siano pochissimi studi in proposito (vengono citati due studi piuttosto vecchi che io non avevo trovato nelle mie ricerche) e che si trattava di un campo di ricerca totalmente nuovo e in gran parte inesplorato.

In alcuni casi non si tratta di depressione vera e propria ma solo di un po’ di irritabilità, tristezza, o ansia che dura solo qualche settimana, ma naturalmente la gravità dei sintomi può avere infinite sfumature, fino a configurare un quadro di depressione vera e propria. E’ a questo punto, quando i sintomi durano più di due settimane, che bisogna chiedere aiuto. Quindi Anna era stata tutto sommato abbastanza fortunata. Nonostante i sintomi fossero piuttosto gravi sono durati “solo” due settimane, proprio la scadenza oltre la quale avrebbe dovuto rivolgersi a uno specialista.

E la sua intuizione era giusta: la causa era da ricercare proprio nel calo dei due ormoni, la prolattina, capace di indurre benessere, calma e rilassamento, e l’ossitocina, chiamato “l’ormone dell’amore” per la sua influenza nel promuovere appunto l’amore materno. E tanto più è brusca l’interruzione dell’allattamento tanto più sono gravi i sintomi. E’ anche vero che di per sé l’interruzione dell’allattamento determina nella madre una reazione emotiva, un sentimento di distacco dovuto all’interruzione di quella sensazione di unicità tra mamma e bambino che l’allattamento determina. Ma la sola regione emotiva dura poco ed è facilmente superata.

Se i sintomi durano più di due settimane chiedete aiuto, al vostro medico di famiglia o al vostro ginecologo, che vi indirizzeranno da uno psicologo o psichiatra. NON ASPETTATE. Potrebbe essere necessaria una terapia farmacologica antidepressiva. Non abbiate paura e fatela se necessaria, a volte bastano pochi mesi per riequilibrare i cambiamenti ormonali. Ormai ci sono farmaci assolutamente ben tollerati che vi consentiranno di riappropriarvi della vostra vita e di vostro figlio. E naturalmente cercate l’aiuto del vostro partner, di vostra madre o di chiunque riteniate più idoneo a starvi vicino il più possibile, e a supportarvi in questo momento. Questo è davvero fondamentale, perciò non fate le Wonder Woman e fatelo. Non tutto si può superare da soli.

Oltre a questi, che sono naturalmente i provvedimenti più importanti, le IBCLC danno anche qualche consiglio pratico su come superare più facilmente i sintomi, soprattutto nelle forme che non richiedono la terapia farmacologica, ma anche in questi casi possono comunque affiancare i farmaci con successo. E… indovinate un po’… riguardano lo stile di vita! Io li ho un pò integrati con le mie conoscenze personali ed eccoli qua:

1) Il primo è quello di fare dell‘esercizio fisico. Le endorfine rilasciate durante l’esercizio danno un sollievo temporaneo dai sintomi e col tempo aiutano gli ormoni a riequilibrarsi. Fate quello che più vi piace, ma Yoga, Tai Chi e Qi Gong sono in genere maggiormente consigliati per ristabilire l’equilibrio psico-fisico. Trovate anche dei video sui You Tube da fare a casa (per il Qi Gong vi consiglio il mio insegnante, Lee Holden, garantito :)! Ha fatto proprio in questi giorni un workshop su Qi Gong e depressione che ha avuto molto successo).

2) Il secondo consiglio è anch’esso per me senza sorprese: mangiate bene. Ci sono alcuni macro e micro nutrienti che possono influenzare i livelli di serotonina (un neurotrasmettitore cerebrale, noto anche come molecola del buon umore) o che sono di per sè importanti per il buon funzionamento del Sistema Nervoso Centrale: zinco, magnesio, acido folico e vitamina B12 sono fra queste, accertatevi di non avere carenze. Senza entrare troppo nel dettaglio delle singole sostanze: evitate i cibi industriali e conservati, abbondate di frutta e verdura fresca in particolare a foglia verde, come gli spinaci e i cavoli,  date la preferenza ai carboidrati complessi preferibilmente integrali, mangiate i  legumi 3-4 volte la settimana. Ma soprattutto consumate una dose quotidiana di cibi ricchi di Omega 3, noti per avere influenza sul Sistema Nervoso Centrale. Avocado e soprattutto la frutta secca, in particolare le noci e i semi di lino e chia ne sono un’ottima fonte. Mangiate almeno 6 noci al giorno e uno-due cucchiai di semi di lino o chia macinati e cosparsi sui cibi, e avete risolto il vostro fabbisogno. Se volete potete condite l’insalata o la verdura cotta con l’olio di semi di lino (mi raccomando conservatelo in frigo). Bevete molto, il cervello ha bisogno di acqua. E per dessert… uno-due quadratini di cioccolato extra fondente (minimo 70% ma 85-90 è meglio)! Potete anche aggiungere del cacao amaro in polvere ai frullati di frutta fresca.

3) Anche l‘agopuntura sembrerebbe essere di beneficio, sebbene temporaneo, ma avrebbe l’importanza di regalare degli spazi temporali liberi dai sintomi che sono indubbiamente di aiuto nel superare l’intera fase.

4) Regalatevi qualche momento di relax per voi stesse, allentate gli impegni pesanti (si anche quelli verso vostro figlio!) senza sentirvi in colpa, concedetevi qualche coccola e fate un po’ di meditazione. Ci sono on line bellissime meditazioni guidate che vi regaleranno 10-15 minuti di serenità, ma potete cercare anche un corso da fare di persona.

5) E infine… esponetevi alla luce del sole! La luce è importante per il nostro umore, ma anche per la produzione di Vitamina D, la cui carenza è stata associata a stati depressivi.

Abbiate fiducia… passerà, diceva Anna. Chiedete aiuto ma rimanete positive sul buon esito di questo periodo, che rimarrà solo un ricordo.

Io ho concluso, ho mantenuto la mia promessa.

Anna, che dici? La tua storia aiuterà qualcun’altra?

 

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