Chi preme il grilletto?
Cosa sappiamo del periodo che precede una diagnosi di Diabete?
Sicuramente che avere la predisposizione genetica non vuol dire essere predestinati senza possibilità di appello.
Siamo noi stessi a “premere il grilletto”, con le nostre abitudini alimentari.
Sappiamo che contrariamente a quanto si pensi non sono carboidrati e zuccheri a farlo ma bensì i grassi.
Gli anglossassoni hanno un modo simpatico di chiamare il grasso del tessuto adiposo, lo chiamano “il grasso che indossi”.
Bene, sia il grasso “indossato”, i cui acidi grassi vengono “infusi” nel torrente circolatorio in particolare durante la notte, sia quello “mangiato”, si accumulano nelle cellule muscolari impedendo al glucosio di entrare e lasciandolo in circolo. Si chiama insulino resistenza ed è il primo passo verso il diabete.
Non solo, gli acidi grassi saturi (animali) sono dotati di lipotossicità che danneggia le cellule pancreatiche produttrici di insulina attraverso lo stress ossidativo, portandole ad autodistruggersi con un processo chiamato apoptosi. E poiché dopo i 20 anni non vengono più prodotte cellule pancreatiche, al momento della diagnosi il numero e la funzionalità delle cellule pancreatiche sono già al 50% rispetto al patrimonio di partenza. E qui ovviamente a farne le spese è il metabolismo del glucosio e la necessità di ridurre gli zuccheri semplici.
Questo spiega perchè i vegetariani hanno meno della metà del rischio di avere un diabete, e in particolare i vegani hanno molto meno grasso nelle cellule muscolari rispetto a soggetti onnivori di uguale peso e quindi molto meno insulino resistenza.
La buona notizia è che, se non possiamo riportare alla totalità il numero delle cellule pancreatiche, è stato dimostrato che la riduzione drastica dei grassi saturi nella dieta è in grado di ripristinarne la funzionalità.
Questo spiega anche perché la riduzione dei prodotti animali è altrettanto importante nel controllo glicemico dei soggetti diabetici rispetto a quella degli zuccheri semplici, ed è per questo che io insisto molto su questo punto anche con le mie pazienti con il Diabete Gestazionale.
E credo che sia anche per questo che le pazienti che hanno un’aderenza migliore a questa raccomandazioni sono anche quelle che hanno risultati migliori sulla glicemia e sugli outcome della gravidanza, e che richiedono meno spesso terapia insulinica.
Mica roba da poco, eh
?


